Sogno di una notte d’estate: Puskás al Ballarin

L'autobiografia di Puskas

di Francesco Anzivino*

Il 2 maggio 1962 ad Amsterdam il Real Madrid di Ferenc Puskás e il Benfica di Eusebio si sfidano per la conquista della Coppa Campioni. L’immenso centravanti ungherese va in rete 3 volte, eppure non basta: a sollevare il trofeo sarà la Perla nera del Mozambico, autore dei due gol che fissano il risultato sul 5 a 3 per i portoghesi. Ma che c’entra tutto ciò con il Ballarin? C’è un filo impolverato, che è un po’ leggenda, un po’ arma di distrazione di massa ma anche storia, e va srotolato fino all’estate del 1957.

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Momenti di non trascurabile felicità: quel goal segnato alla Carpatica

di Francesco Anzivino*

soldati polacchi a san benedetto

In Splendori e miserie del gioco del calcio lo scrittore uruguagio Eduardo Galeano riporta un’intervista alla teologa tedesca Dorothee Sölle. Alla domanda su come avrebbe spiegato la felicità a un bambino, la studiosa rispose: «Non glielo spiegherei, gli darei un pallone per farlo giocare». Una corsa dietro a un pallone, lo sguardo alla porta, il tiro e l’immaginario urlo dei tifosi sugli spalti: momenti di non trascurabile felicità. È questo quello che si trova e prova leggendo (o qualora se ne abbia la fortuna, come mi è capitato, sentendo) le parole di Mario Di Cretico in ricordo di una particolare partita di calcio che si tenne al Ballarin più di settanta anni fa. Continua a leggere

Educazione Sudentrina #2

La Casa del Vento, in piazza Piacentini

A ogni edizione di Natale al Borgo nella quale sono stata insieme ad amici che non erano di San Benedetto (e che non erano del Paese Alto), il commento che sentivo ripetere più spesso era: «Ma qui le donne litigavano sempre?».  No, non litigavano sempre anche perché, come ci ha ben ricordato Isa Tassi Marinangeli, erano parecchio occupate nel lavoro quotidiano. Però ogni tanto succedeva, anche quando io ero piccola, ed era sempre qualcosa di molto scenico e plateale, tanto da aver contribuito alla costruzione di quell’immaginario collettivo che vede la donna sudentrina perennemente suscettibile e inviperita. Continua a leggere

Il mestiere di vivere delle Donne Sambenedettesi

 

La copertina del libro "Donne Sambenedettesi" di Isa Tassi Marinangeli

Qualche giorno fa sono stata alla Palazzina Azzurra, alla presentazione del libro scritto da Isa Tassi Marinangeli, “Donne Sambenedettesi”.   Mi piace descrivere questo testo come una raccolta di eventi, abitudini, tradizioni, voci, sogni e risvegli di un periodo che va dalla fine dell’Ottocento e sfiora i giorni attuali e che ha riguardato la nostra città, ma soprattutto le donne che vi hanno abitato. Una collezione unica nel suo genere, volta a raccontare le fatiche e le miserie, ma anche la gioia di periodi autentici, seppur difficili. Continua a leggere

Educazione Sudentrina #1

via case nuove

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono nata nel 1981, a fine novembre, in quello che ai tempi era un bell’ospedale per nascere: la clinica Stella Maris. Tutta la mia infanzia l’ho trascorsa al Paese Alto, perché fino ai 10 anni hai tutto lì a portata di mano e non ti serve andare altrove.

Non so come fosse vivere in altre zone di San Benedetto, ma sono sicura che era diverso. Credo non ci fosse quella partecipazione corale alla vita degli altri che c’era Sudentre. Inutile dire infatti che nelle vie del vecchio incasato tutti sapevano tutto di tutti. E non era male intendiamoci. Era come essere una grande famiglia, decisamente molto loquace, ma pur sempre una famiglia. Continua a leggere

Educazione Sudentrina #INTRO

Il torrione

 

 

Adoriamo l’Europa, viaggiamo nel mondo, conosciamo più lingue, abitiamo più posti, combattiamo con i fusi orari. Il regalo più grande che ci hanno portato le ultime decadi è sicuramente questo: la possibilità, culturale ed economica, di riuscire a spostarci con facilità e scoprire tradizioni e culture nuove. 

Eppure ognuno di noi porta sempre in valigia il suo microcosmo interiore senza abbandonarlo mai. 

Così in tutti i miei spostamenti (neanche troppi a dire il vero), il microcosmo sudentrino l’ho portato sempre con me.

Se non è semplice essere il prodotto degli anni Ottanta in Italia e se lo è ancor meno esserlo in una provincia dell’Italia, figuratevi cosa può significare esserlo al Paese Alto di San Benedetto del Tronto. In questa sezione dal titolo “Educazione Sudentrina”, provo a spiegarvelo raccontandovi i miei anni Ottanta Sudentre.

 

Ugo Pirro e i giorni della guerra a San Benedetto

ugo-pirro

Questa mattina, in largo Onorati, la città ha celebrato il 25 aprile. Tra gli interventi succedutisi, vi ripropongo qui, integralmente, quello di Francesco Anzivino, professore di lettere (nonché compagno di vita) che ha tratteggiato gli anni della giovinezza dello sceneggiatore e scrittore Ugo Pirro a San Benedetto del Tronto.

 

“È una città che non è stata teatro di avvenimenti risonanti, di massacri smisurati, di torture fantasiosamente efferate, di eliminazioni in massa. Ma siccome la guerra è in ogni suo aspetto orribilmente stupida, e crudele, anche lì è passato il terrore e la sofferenza”. Continua a leggere